Svociatina
Da WikIAC.
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«Ma...*UFFI*! Qui servono più cassettine *puccett*...» |
Svociatina s.f., agg. Come sost. è comune anche nella variante mutina, da non confondersi con la lettera h
«...»
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(Ariel, da La Sirenetta)
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«Proverò ad approssimare il flusso di dati con l'imperfetta comunicazione verbale.»
«*...*» | |
«Sì.»
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(Rei Ayanami, innumerevoli volte.)
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Significato
Sostantivo e aggettivo femminile, può indicare diverse categorie facenti capo ai personaggi femminili animati, tradizionalmente legati a due forti categorie: le pucciose che vorrebbero paperottare, ma per una serie di motivi, genericamente legati al complicato concetto di trauma puccioso ne perdono completamente la capacità, oppure gnocche che, crescendo, sono evidentemente evolute oltre la comunicazione verbale, preferendo che siano altri argomenti a rendere la loro dialettica più espressiva.
Svociatina da Afasia
Essendo la parola un grande mezzo di difesa per le pucciole, questo esemplare è piuttosto raro ed infrequente nell'animazione, ed il suo stato afono è rigorosamente temporaneo. In casi molto rari individuabili ad esempio in Kenshiro, nel personaggio di Lynn, l'ormai noto caso di Misato, in Evangelion, o tra le Principesse Disney, come nel caso della Sirenetta, o per scomodare l'edito solo in mercato anglosassone, Ohri da Chojuu Densetsu Gestalt, una serie di cause, dalla sfiga all'elemento sovrannaturale (non che l'elemento sovrannaturale non possa essere archiviato come sfiga, appunto) possono rendere ad una pucciosa nell'esercizio delle sue funzioni impossibile l'articolazione del suo pensiero, o meglio dell'approssimazione di esso creata dal ruotare del neuroncino kawaii, per forma vocale. Se in alcuni casi il trauma da svociamento, come nei casi uno e due, si declina in pura e semplice atarassia post-traumatica, ovvero assenza di reazione e risposta agli stimoli con depressione acuta, il dramma insorge quando l'ex-pucciosa si ritrova semplicemente afona senza ragione apparente. Scatta allora il complicato sistema noto come mimo kawaii, la traduzione mimica di un incessante paperottio, caratterizzato dai medesimi caratteri di petulanza involontaria, smorfiette e pucciosità, ma con l'aggiunta di una generale incomunicabilità da frustrazione che rende il povero animaletto kawaii colpito incline al demoralizzarsi o all'attribuire la colpa del suo stato all'insensibilita' dell'interlocutore. Tale abilità di comunicazione afona, come nel caso di Ohri, può raggiungere vette trascendali di metatestualità da far sembrare Buster Keaton un dilettante, con la differenza che di solito Buster Keaton non agisce sull'istinto di protezione dell'interlocutore.
Svociatina volontaria
Per vari motivi, talune fanciulle negli anime acquisicono il potere di riuscire a vivere una vita onesta e felice senza aprire mai bocca, e farsi capire senza dover paperottare. Non si capisce mai cosa spinga una fanciulla a compiere tale scelta di silenzio assoluto. Alcune villain, o aspiranti tali, vedi Sailor Moon, si ritagliano un ruolo da "letteronze malvagie" (prendi Esmeralda), nel quale col fisico che si ritrovano l'uso della parola viene considerato più o meno un optional non richiesto, e che quindi le villain di turno useranno per dare un sonoro alla loro pratica risata "scuotitalento", oppure per borbottare con tono visibilmente irato pochi comandi, che saranno sicuramente eseguiti a causa degli altri argomenti a disposizione dalla svociata. Ad esempio, se una paperotta o una pucciola dovesse chiedere "*smile* *puccett* Tesoro caro? Non vorresti portare questa pesante valigia piena di abitucci per me? *smile* Daaai! Una puccina deve avere dei vestiti carini *sisisisisisi* Ti preeeego? Se la porti ti do' un bacino" ed una svociatina da afasia arriverebbe dal suo bellino trascinandosi con aria di stanchezza volontariamente esagerata un enorme valigione, fissandolo ad intervalli regolari col visino affranto, per poi posarlo, tirare una manica del bellino suo verso la maniglia, mimare una sfilza di inchini a manine giunte, fargli l'occhiolino e stampargli un bacino sulla guancia, anche se persino un deficiente si sarebbe offerto da due ore di aiutarlo, una svociatina volontaria del tipo "cattiva" si limita ad un "Prendi la valigia", borbottato a mezza voce per non sciuparsi le corde vocali, prima di girarsi ancheggiando verso l'orizzonte. La seconda categoria, le "brave svociatine volontarie", di cui fanno parte Rei e Yuki (da Haruhi) è composta da fanciulline che non hanno niente di letteronzoso, ma, belline, intelligenti e competenti comunque, decidono che nella biomassa in cui si trovano anche provare a spiegarsi diventa un esercizio di pucciosità completamente irrilevante. Certe di non potersi spiegare, semplicemente rinunciano alla comunicazione verbale, con qualche monosillabico tentativo di contatto. La chiacchiera non è la loro attività privilegiata, quindi le svociatine di questo tipo affollano gli anime, sin'ora, in luoghi silenziosi come le biblioteche o il chiuso delle loro camerette, nel caso di Nagato Yuki sempre con un librone davanti al naso. Proprio a causa del loro alone di silenzio, le poche parole che tirano fuori volontariamente sono concentrati di comprensibilità. Se una svociatina di questo tipo parla, non lo fa mai per caso. E se ti risponde, non necessariamente, appunto, userà la voce. Per tornare all'esempio di cui sopra, una svociatina "buona", arrivata in stazione con un valigione fisicamente più grande di lei, si limiterà a poggiarlo vicino ai bagagli pesanti, e tirare la campanella del facchino. Se ti offrirai di portare il peso, andrà a sedere... sorridendo un "grazie" anche a distanza di ore dall'inizio del viaggio suddetto.

